La Birra Trappista (PARTE I – Cenni storici)

logo_authentic_trappist_productCosa vuol dire Birra Trappista? Cos’è quello strano esagono che troviamo sull’etichetta dell’Orval o di una Chimay? Perchè la Westmalle è una birra trappista e la Leffe o la Maredsous no, se portano tutte il nome di un’Abbazia? E’ corretto dire che Trappista è uno stile di birra?

 Le risposte a queste domande e quant’altro c’è da sapere sul mondo della Birra Trappista in 3 piccoli passi!

 

 

I° PASSO : I CENNI STORICI

Quando si parla di birra Trappista è d’obbligo un bel salto nel passato, precisamente a metà del XVII secolo.

MN001642E’ in quegli anni che nel monastero cistercense di La Trappe, in Normandia (Francia), ha origine l’Ordine dei Trappisti. Armand-Jean le Bouthillier de Rancè (nato a Parigi il 9 gennaio 1626), abate del monastero di Notre-Dame De La Trappe, nel 1664, decise, reputando troppo liberali i comportamenti dei monaci cistercensi, di introdurre una serie di regole più severe all’interno dei regolamenti interni delle Abbazie, fondando di fatto l’Ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza (per sostituire quella che era stata fino allora la Comune Osservanza). Tra gli obblighi imposti dalla Stretta Osservanza ai monaci, oltre a lavoro dei campi, astinenza, clausura, silenzio, vi era anche quello di bere solo acqua.

Fortunatamente, all’inizio del XIX secolo si assistette ad un progressivo allentamento di tali regole, e in tanti monasteri cirstercensi si iniziò a produrre birra.

A favore della nostra amata bevanda, giocarono parecchi fattori.

Primo fra tutti sicuramente il rischio elevato, in determinati periodi, di contrarre malattie bevendo anche un semplice sorso d’acqua. Durante il processo produttivo della birra, invece, l’acqua veniva bollita, e di fatto ogni velleitaria minaccia di infezione era ridotto quasi a zero.

E i monaci, chiusi all’interno di un monastero, sicurmente non potevano permettersi di correre un pericolo simile!

Inoltre la birra godeva di una gradazione alcolica inferiore al vino, consentendo ai monaci di disporne in quantità anche superiori, e di una bevibilità sorprendente. Infine, ma aspetto certamente da non sottovalutare, durante i lunghi periodi di diguino cui i monaci erano spesso sottoposti, la corposità di molte birre trappiste (tanti le paragonano ad un vero e proprio pasto) aiutava a sopperire ad ogni privazione.

Francesco Donato

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