Un affollato Nabbirra ha visto la sera di sabato 26 maggio un gruppo di appassionati seguire un percorso emozionale e degustativo guidato da Luigi Serpe, fondatore e anima del birrificio Maltovivo. L’occasione era di quelle speciali: l’assaggio dell’ultima creazione di Luigi, la Memoriae. Ma la possibilità di assaggiare e per molti di riassaggiare le birre Maltovivo è sempre gradita.
Così Eraldo, da bravo padrone di casa, ha presentato Luigi a chi non lo conosceva, ha illustrato brevemente la sua storia e ha affermato che “per non turbare la modestia di Luigi, non vi dirò che si tratta del migliore, bensì di uno dei migliori birrai italiani”.
Luigi durante la serata si è appassionatamente soffermato su ognuna delle sue birre in degustazione. Ha parlato della Tscho e della sua ispirazione allo stile Kolsch di Colonia, sottolineando la particolarità di questa birra ad alta fermentazione ma lagherizzata come le birre a bassa fermentazione, in modo da trarne aromi e freschezza tali da garantirne un’estrema bevibilità. Questa birra fruttata e secca è stata abbinata con ottimo risultato ad una fantasia di salumi e formaggi.
La seconda birra degustata è stata la Fahrenheit o, più precisamente, la Fahrenheit 158, una belgian strong ale di 7,5% gradi alcolici. Una birra che ai lieviti belgi – che regalano sentori fruttati e speziati- somma le note tostate e caramellate dei malti scuri. Queste due anime, afferma Luigi, sono la sintesi della birra che, aggiungiamo noi, affascina per la sua eleganza e complessità. La curiosità per il nome spinge a chiedere spiegazioni a Luigi che, con molta cordialità, chiarisce come abbia inteso questa birra come qualcosa che inizi a scaldare chi la beve, così come i 158 gradi Fahrenheit del nome rimandano ad una temperatura (70 in gradi Celsius) alla quale le cose cominciano appunto a scaldarsi.
Si è passati poi alla terza birra in degustazione, la Noscia. La birra più conosciuta e premiata del birrificio e c’è un perché: è profumata, equilibrata, molto bevibile, fresca, elegante. E se l’abbinamento proposto da Eraldo con la spalla di maiale cotta nella stessa birra ha convinto, tanti altri possono essere gli abbinamenti realizzabili con una birra che è piaciuta davvero a tutti. La Noscia è una Imperial IPA giocata tutta sul corpo snello e sui luppoli americani che imprimono delle fragranti note agrumate.
La serata è trascorsa velocemente tra i commenti di Luigi e le birre degustate e si è arrivati al momento tanto atteso. Vengono stappate alcune bottiglie di Memoriae, delle magnum numerate che costituiscono una riserva (non in commercio) sulle quali campeggia la scritta “…raccontami un ricordo”. Ed è proprio il tempo, su più piani, a raccontare questa birra. Il tempo passato dalla birra a maturare in botti di aglianico di secondo passaggio, il tempo come suggestione ad ogni assaggio, il tempo come ricordo, come memoria appunto del mastro birraio che da questo trae ispirazione per pensare prima e realizzare poi una birra che, grazie al tempo ma non solo, diventa complessa e peculiare. Volendole dare una collocazione stilistica, la potremmo definire una dark strong belgian ale di 8 gradi. Ma la definizione starebbe troppo stretta. A chi vi scrive piace definirla un ponte tra la birra ed il vino. Non una semplice via di mezzo. È un ponte, appunto, anzi una “sfumatura” tra le due nobili bevande. Perché se la lieve gasatura e le leggere note speziate rimandano ad una birra, i potenti sentori vinosi e di tabacco tratti dal legno in cui è maturata rimandano al vino aglianico che ha nobilitato a sua volta la barrique. Una birra troppo particolare per poterla spiegare a parole. Una birra da meditazione che reclama il suo tempo per essere degustata e per perdersi nelle mille sfumature del complesso bouquet.
La Memoriae è stata la chicca di una serata molto piacevole accompagnata da Luigi che, con la sua pacata immediatezza e disponibilità e con le sue birre, ha conquistato tutti i fortunati partecipanti.
Emilio Plastina






