INTERVISTA A RICCARDO CIMAROSTI (ALMOND ’22)
Potevamo inaugurare la sezione interviste non partendo proprio da un calabrese? Signore e signori Riccardo Cimarosti, aiuto birraio del birrificio Almond ’22.
Riccardo Cimarosti nasce il 12/07/1986 a Milano, ma cresce a Fabrizio Piccolo, piccola frazione di Corigliano (Cosenza). E’ iscritto alla facoltà di Scienze Motorie e da circa un anno lavora per il birrificio Almond ’22 di Pescara.
Riccardo, come finisce un ragazzo calabrese all’interno di uno dei microbirrifici più apprezzati dell’intero panorama nazionale?
In realtà per purissimo caso, o meglio dire per grande fortuna.Dopo aver lavorato in tutt’altri ambiti, per mettere da parte i soldini per l’università, ho deciso di trasferirmi a Chieti, città vivibile e tranquilla dove studiare e, guarda caso, a due passi c’è un posticino dove si dice facciano la birra, perciò come non andare a visitare il posto!
Presentatomi al sabato pomeriggio (facciamo apertura al pubblico dalle 16:30 alle 19:30), si comincia a chiaccherare sulla birra in genere, si comincia con una tazza e si finisce per essere praticamente ubriachi a ridere, e così cominciò il meraviglioso rapporto che ho con Jurij.
Il lavoro venne in seguito.
Come giudichi l’attuale scena birraria nazionale? La strada è quella giusta?
Assolutamente si.
La mia conoscenza birraria, come per molti, era molto vasta a livello internazionale, ma poco ampia per quel che riguarda le nostre “belle bimbe”, e stare a contatto, grazie a Jurij, con persone come Beppe del BiDù, Nicola del birrificio Barley, constatare la grande passione, quanto a livello internazionale stiamo dicendo la nostra.
Per non parlare di vedere con i miei occhi con quanta passione e dedizione si arriva a fare birre di una certa qualità, in caso contrario sarebbero solo pagine bianche.
Vorrei solo un po’ più di legame tra i birrai. Non sempre tira una buona aria, e la sensazione di competizione non fa altro che togliere alchimia a questo bel mondo.
Cosa significa lavorare a fianco di uno dei mastri birrai più apprezzati in Italia? Com’è Jurij sul lavoro?
Non so nemmeno se parlare di “lavoro”. Per lavoro uno pensa a quella cosa da cui deve andare in vacanza, la forzatura nello svegliarsi la mattina per poter aver pancia piena, quella cosa da cui scappare immediatamente dopo la fine delle tue otto ore. MAI provato nulla di tutto ciò.
Sicuramente c’è di base una grande serietà, molta severità, non sono ammessi sbagli, ma sempre nel totale rispetto di chi si ha di fronte…ma le risate, i gavettoni con -2 gradi all’esterno, l’aria continuamente allegra (che di certo la birra percepisce), sono impagabili.
Poi tengo molto a parlare non solo di Jurij, ma anche della ragazza che c’era da qualche mese prima di me in birrificio, la mitica Veronica, la più giovane birraia d’Italia! Nonchè la persona a cui mi sono legato di più in questo primo anno a Chieti. Siamo una vera e propria squadra,non citarla sarebbe impossibile.
Descrivici in quattro passaggi la tua giornata tipo all’interno del birrificio.
Quattro passaggi? 1: lasciare tutta la mia vita fuori,con tutti i problemi e le seccature. 2: cominciare a scherzare immersi nel bel clima, mentre si è già cominciato a lavorare. 3: fare colazione con panino dal porchettaro e tazza di Maxima (impagabile alle 8 di mattina). 4: asciugarmi dai continui gavettoni d’acqua gelida che di continuo mi vengono fatti da Jurij (suo modo per punirmi degli errori fatti in birrificio).
Veniamo alla nostra Calabria birraria.
Stiamo arrivando anche noi signori, già con la vostra bellissima iniziativa, le prime serate, i bei locali (tra cui mi permetto di citare il Black Barley’s di Schiavonea, del mio amico nonché “mentore birrario” Emanuele Fittipaldi e Marzia “Animaletta” Turano, un gran posto da non perdere), i tanti homebrewers, i “coraggiosi” come Eraldo di Nabbirra, mitico beershop di Cosenza. Quindi si, le cose si stanno muovendo, finalmente, anche da noi.
IPA o Barley wine?
IPA, ne posso bere 3-4 litri senza credere di essere un “sireno” spaziale che canta nella vecchia fattoria..
Cascade o Saaz?
Il Cascade è più verstile, ma il Saaz (come nelle pils) è indispensabile e caratterizzante,diciamo che tra i due “li scelgo entrambi”.
Inghilterra o Belgio?
Inghilterra, semplice gusto personale, nulla togliendo al Belgio.Tra loro e noi, però, grido forte: Italia!
Fredric o Farrotta?
Difficile scelta… se rispondessi Fredric? Non mi mettere in crisi!
Concludo con un appello indirizzato a tutte le persone che cominciano a muoversi nel meraviglioso mondo delle birre artigianali: Una birra si e una no,bevetela italiana.
Spesso tendiamo a pensare che le bimbe estere siano migliori, ma anche se fosse,constatatelo voi stessi, di certo cambierete idea.(qualche consiglio personale: BiDù,Barley,Birrificio Aosta,Pausa Cafè).
Noi aggiungiamo ai consigli anche le ottime birre di Almond ’22. Ringraziamo Riccardo per la disponibilità e ci auguriamo di vederlo presto ospite ad una nostra iniziativa birraria qui in Calabria!
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Bella intervista! Grazie per aver condiviso!