ANCHE I RICCHI PIANGONO. MESSINA BATTE HEINEKEN ALL’ANTITRUST.

2098853303_a435753b06E’ di qualche giorno fa la notizia dell’accoglimento da parte dell’Antitrust del ricorso presentato dalla Confcommercio di Messina contro il colosso olandese industriale Heineken relativamente all’uso del marchio Birra Messina.

Storia di indubbio fascino quello della Birra Messina.  Da quando la famiglia Faranda ne avviò la produzione nel lontano 1923, la Birra Messina ha rappresentato per intere generazioni di messinesi “la birra”.  Una bella realtà meridionale capace di guadagnarsi una stima sempre crescente anche a livello nazionale. Tutto fila liscio fin quando, sul finire del secolo, la multinazionale Heineken, in linea con la sua strategia d’impresa basata sul costante e vorace incremento di unità produttive, acquista lo stabilimento e il marchio Birra Messina, continuando comunque a produrre la birra insieme altri marchi di sua proprietà presso lo stabilimento di via Bonino.

Ma nel gennaio del 2007  Heineken molla l’osso. Motivazione: Preferirebbe investire sull’altro stabilimento meridionale sempre di sua proprietà. Massafra.

Senza porsi minimamente il problema dei 64 (che in estate con l’aumento di richesta del prodotto diventano 75)  lavoratori (messinesi) che avrebbero perso il lavoro, Heineken annuncia clamorosamente la chiusura dello stabilimento peloritano entro settembre dello stesso anno. Si susseguono incontri, interventi delle istituzioni, dei sindacati ma la decisione è ormai presa.

Heineken va via, ma lo stabilimento per fortuna non chiude, grazie all’intraprendenza del gruppo Triscele che rileva il tutto, salvando una cinquantina di famiglie messinesi e ricominciando a produrre birra interamente ed esclusivamente a Messina (Patruni e sutta e Birra del Sole). La produzione della Birra Messina (il cui marchio resta di proprietà Heineken) viene trasferita nello stabilimento di Massafra, a pochi chilometri da Taranto.

Da cui nasce il ricorso, presentato circa un anno fa dalla Confcommercio di Messina, presieduta dall’avvocato Fulvio Capria, nel quale si fa leva sul messaggio ingannevole osteggiato dall’etichetta. La birra, di fatto, non ha più nulla a che vedere con la città di Messina ne tantomeno viene più prodotta in riva allo stretto.

Messina vince quindi il primo round. Heineken sarà obbligata entro sei mesi, nel rispetto delle decisioni del garante, a modificare l’etichetta della Birra Messina, eliminando le voci “antica ricetta” e “dal 1923″ ma soprattutto il simbolo siciliano Triscele. Dovranno, inoltre, essere indicati la sede legale della società e gli stabilimenti di produzione. Ma lotta dell’avvocato Capria, moderatamente soddisfatto per questo risultato, non si ferma di certo qui.

Il vero obiettivo è quello di eliminare completamente la dicitura Birra Messina dall’etichetta. Un’etichetta nella quale i messinesi stessi non si riconoscono più, e che un tempo era stata una vera e propria icona della loro messinesità.

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